Covid Mysarma

Le esigenze delle persone cambiano. Di cosa hanno bisogno oggi, per uscire dalla crisi?

  • News

Che risposte offre il welfare aziendale al tempo del coronavirus.

Ho sempre pensato che il welfare aziendale fosse un’opportunità. L’opportunità di trasformare alcuni piccoli sogni in progetti realizzabili.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Non tanto per noi genitori, che in qualche modo sappiamo guardare con un po’ più di distanza il mondo che ci circonda, quanto per i nostri figli, che hanno bisogno di segnali concreti per dare corpo alle proprie passioni, per testare alcune strade tutte da percorrere. Ecco il welfare aziendale interviene qui. Concedendo il corso di danza a Giulia, di 8 anni, il kit da pittore a Giovanni, di 13 anni, la prima telecamera a Kevin, di 16 anni. Oppure un’esperienza per l’intera famiglia, come può essere una vacanza per chi non l’ha mai fatta, un viaggio all’estero per chi non ha mai lasciato l’Italia, un corso di cucina per inseguire un sogno.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

MySarma è nata proprio con l’idea di parlare alle piccole e medie imprese, fatte di persone che molto spesso faticano ad arrivare a fine mese. Volevamo dialogare di questo con le aziende, di come un programma di welfare possa arrivare a tutti. E lo abbiamo fatto. Creando dei pacchetti agili, personalizzabili, costruiti sulle singole e specifiche esigenze. Non ci interessavano i grandi numeri, ma i grandi piccoli sogni delle persone che ogni giorno danno il proprio contributo alla società. Con sorpresa abbiamo poi verificato che anche alcune grandi aziende sposavano questa impostazione.

Poi è arrivato il #coronavirus.

Tutto è cambiato?

Nella nostra vita sì. Sono cambiate le nostre giornate, il nostro modo di lavorare, i nostri progetti per il futuro, ma quello che non è cambiato è il senso del welfare aziendale, per come lo abbiamo sempre concepito: uno strumento nelle mani delle aziende per essere vicine alle loro persone, e alle famiglie. Così ci siamo messi a lavoro e siamo partiti proprio da lì: dalle persone. Abbiamo chiesto loro di cosa avrebbero avuto bisogno per ripartire. E, insieme ad alcuni responsabili HR con cui lavoriamo – di aziende grandi e piccole -, abbiamo disegnato un nuovo perimetro di attività.

  • Molti genitori sono alle prese con le attività dei propri figli. La scuola si è fermata, ma non i compiti da fare. La didattica a distanza è stata enunciata e applaudita, ma non sempre funziona. Fatto sta che i genitori devono lavorare, ma nello stesso tempo si preoccupano di come impegnare in modo sano i figli più piccoli. E questo vale per oggi, ma anche per i prossimi mesi.
  • In molte famiglie ci sono persone anziane o con fragilità che necessitano di un aiuto costante, ma la quarantena ci impedisce di occuparci di loro come vorremmo.
  • Molti di noi hanno semplicemente bisogno di un consiglio su come gestire l’alimentazionel’attività fisica, la postura durante quello smartworking che non ha orari.
  • Esigenze come queste le abbiamo messe sul tavolo con specialisti che se ne occupano tutti i giorni e abbiamo messo a punto webinar personalizzati e servizi di prossimità.
Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Pensare un welfare aziendale efficace significa concepirlo duttile, sin dall’inizio, dinamico perché le esigenze delle persone cambiano a seconda dei momenti, delle situazioni come quella che stiamo vivendo. E in questi casi i pacchetti standard, gli algoritmi, le piattaforme automatizzate non riescono ad entrare in comunicazione con le persone per un semplice motivo: non ascoltano quello che hanno da dire. Noi stiamo cercando di farlo. E la soddisfazione del feedback che stiamo avendo indietro è ogni volta intensa e nuova.

E ci ricorda quei primi giorni, quei lontani primi giorni in cui abbiamo deciso che ci saremmo occupati di welfare. E per fortuna lo abbiamo fatto fino in fondo.